Il PERCORSO DEI SENSI – 27 luglio

IMPRESSIONI

Di Angela Iantosca.

Le parole si perdono sempre da qualche parte. Provo a inseguirle. Ma non so mai in quale angolo si nascondano. Il collegamento tra mente e bocca si interrompe e osservo, in silenzio, con le labbra sigillate. È così che accade ogni volta ed è così che i colori mi attraversano con più forza, i suoni, le immagini, le sensazioni, in attesa di ritrovare i loro confini naturali nelle parole che ridanno forma a qualcosa che già esiste, in quella parte misteriosa che mi abita.

Anche questa volta ho smarrito le parole. Per me parlano le cicale che incessanti mi ricordano tutte le estati della mia vita, mentre la terra, le vigne continuano a riportarmi a quel tempo antico che è stata la mia infanzia e la mia adolescenza. Avevo cinque giorni quando mi sono trovata in un luogo simile a questo e avevo qualche mese quando i miei piedi hanno deciso di muovere i primi passi nella campagna di mia nonna. E ora le riconosco quelle zolle e le formiche e le lucertole. Sono le mie zolle e il fico è esattamente quello su cui mi inerpicavo con mia sorella, inventando storie di cavalieri e dame. E poi le rondini: da quanto tempo non vedevo le rondini? Facevano sempre i loro nidi nel sottotetto di casa. Tornavano ogni anno, animali fedeli. Poi non sono tornate più. Forse avevano smarrito la strada. Mi commuove rivederle, sfrecciare, folli, e formare cerchi intorno a me. Mentre sto lì, ferma, mi viene da sorridere. Vorrei salutarle, ricordare i loro nidi periodici nella mia fanciullezza, ma mi trattengo e annuisco alle parole di chi mi sta di fronte. C’è pace qui, lontano dalla capitale.

È un ricordo difficile da riagganciare con la mente l’asfalto che si squaglia sotto il sole, sono lontani gli odori molesti della città, è lontano il vociare per strada, i cellulari che squillano. Qui si sente l’acqua della piscina in sottofondo: qualche turista si sta facendo il bagno, mentre da sola, sotto il gazebo scrivo e immagino le luci del tramonto, le fiaccole di una serata estiva, il pianoforte che comincia a suonare, i calici che tintinnano senza disturbare la natura, la vera protagonista. In cima a questa collina attendo il tramonto, ma anche l’alba, con quel senso di curiosità infantile delle prime volte, dei luoghi inesplorati, della grazia con la quale è spesso difficile confrontarsi perché è assoluta, pura, esclusiva e così lontana da un quotidiano che sa di necessità.

Sono in terra etrusca, terra che ha dato valore e potere alle donne. Sono ad Orvieto, nella Tenuta Ponziani, dove alcune donne hanno deciso di scommettere su se stesse per inseguire un sogno, per dare corpo ad una idea di bellezza, facendo rete, sostenendosi l’un l’altra, fronteggiando gli ostacoli che spesso le donne si trovano a dover superare proprio perché donne.

Rossana è il nome di colei che un giorno, anni fa, decise di investire su questa collina, rilevando un casale che è diventato un gioiello.

Giuliana il nome dell’architetto che ha assecondato un sogno che è diventato anche suo.

Il bosco è fatto per essere esplorato, le vigne per essere annusate, la frutta per essere raccolta e trasformata in marmellata da degustare a colazione. E poi le piante officinali, oltre la piscina che è un affaccio sullo spazio circostante, che raccontano un percorso attraverso le parti del corpo che sono spicchi di un sole che qui sorge e tramonta e che si offre sempre nel corso della giornata allo sguardo, alla pelle di chi ha la fortuna di approdare qui. Ma anche alle viti, agli olivi che diventano vino e olio da gustare. Perché qui anche la cucina sa di tradizione, di sapori autentici, di ricercatezza mai snob, di una bellezza che vuole essere condivisa con chi sa cogliere le sfumature, sa emozionarsi alla luce dell’alba o camminando a piedi nudi nella rugiada della mattina. E in quella rugiada la mia curiosità infantile viene dissetata. Qualche sparo lontano mi ricorda che c’è un luogo in cui esiste un’altra umanità. Ma io non voglio sentire. Ascolto la natura che si risveglia e decido di immergermi, lenta in quell’acqua che mi battezza, per farmi rinascere, mentre il sole torna a mostrarsi in un giorno nuovo che mi porterà a conoscere Tramp, Freeda e Stella, i cavalli della Tenuta, e poi le pecore custodite da cani premurosi, e le albicocche che mi portano a quell’estate di tanti anni fa, una di quelle vissute in famiglia, in giro per le campagne, a cogliere frutti proibiti e a nutrirsi di sorrisi.

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